eppur si muove, senza motore

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No, non è stato un calvario. Solamente il nome di una salita.

Per i ciclisti (soprattutto quelli di una certa età) ogni strada, ogni salita viene battezzata con un nome che spesso non ha nulla a che fare con il nome della via, del paese.

Come la via crucis in questo caso. Un paio di capitelli lungo questa salita e il nome è fatto.

Ottima giornata per un po’ di sana bicicletta. Sole, 15° C.

La solita compagnia over sessanta questa volta me l’ ha fatta vedere. Dopo 60 km ho finito la benzina. A dire il vero l’ accordo era per 70 km con un centinaio di kilometri di dislivello.

Quasi 77 di kilometri con 470 mt di dislivello. Mi sento quasi giustificato.

Stanco ma contento

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Il vento per un ciclista può essere il miglior amico.
Dopo cinque minuti può diventare il suo nemico peggiore.

Tutta questione di direzione. E di fortuna.


Sembrava che mesi di allenamento non abbiano portato a nulla.

Quando il vento soffia alle spalle te ne accorgi ma fai finta di niente. Ti credi forte perchè corri.

Quando il vento ti soffia contro, vorresti non essere mai partito.

A me il vento contro butta giù il morale.

Forse è solo una scusa per giustificare un allenamento formato debacle. Eppure soffiava.

Nonostante fosse il 12 febbraio, di gradi ce n’ erano 10.
Quasi 26 km/ora di media, 300 metri di dislivello in salita.

Molto stanco a fine allenamento.

Giornata no.

Due training test su Elite REALAXIOM a confronto.

Il primo fatto a fine novembre.

Il secondo a inizio febbraio.

Quasi 60 i watt acquisiti in due mesi di allenamenti.

Buone sensazioni.

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Dopo quasi cinquecento km (virtuali) corsi sui rulli, in casa, oggi la prima uscita.

La sveglia non è delle migliori. Il sonno, il meteo, le nuvole, il freddo. Ma alle nove e mezzo non è ancora ora di partire.

Si parte alle 12.45, col sole.

Finalmente.

Sono in compagnia di due compaesani ultra-sessantenni (coetanei, a detta di qualcuno).
Compaesani abituati alla sfida, alla provocazione.

“Ehi ragazzo, oggi ti facciamo vedere noi”.

Fatto sta che su 50 km, 45 li ho passati a “tirare”.


Una media parecchio superiore alle aspettative, umore ottimo.

Sara’ stata la carbonara delle undici e un quarto.

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Leggo da Wikipedia che la camminata nordica ha avuto origini finlandesi.
Ecco, ieri a Campomulo (VI) la temperatura era piuttosto finlandese: -19 °C.
Ho incontrato per la prima volta il vero grande freddo.

Grande giornata per una camminata in stile nordico. Un metro di neve, sereno, freddo.
Circa 12 kilometri, in parte sulle piste da fondo (nonstante i divieti), in parte fuori pista.

E’ pazzesco il silenzio di quei luoghi. Erano mesi che non sentivo nulla del genere.
Neppure poco prima di dormire.
Il rumore ci circonda. Me lo son reso conto in mezzo a quei boschi.

Spero che le foto scattate riescano a dare l’ idea della pace di quei luoghi.

Clicca sulla foto, le trovi su Flickr.

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Parte prima.
L’ insediamento del Direttore Totale Dott. Ing. Gran Mascalzon di Gran Croc, Visconte COBRAM



Parte seconda.
Il training in vista della temutissima Coppa COBRAM.



Parte terza.
Coppa COBRAM



Parte quarta.
L’ epilogo

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Vi siete mai chiesti cosa succederebbe alle nostre vite se ci fossero meno auto?

Io si.

- Meno auto quindi meno inquinamento
- Meno auto quindi più salute

- Meno auto quindi meno rumore
- Meno auto quindi più tranquillità

- Meno auto quindi meno rischi per pedoni e ciclisti
- Meno auto quindi più spazio libero

- Meno auto quindi meno imbranati sulle strade
- Meno auto quindi più parcheggi liberi

- Meno auto quindi meno gente nervosa
- Meno auto quindi più gente felice

- Meno auto quindi meno richesta di costruire nuovi parcheggi
- Meno auto quindi più tutela del verde pubblico

Penso si possa proseguire per molto ancora.

Se questi non sono dei buoni motivi per iniziare ad investire concretamente in una mobilità diversa, lo sono per farvi meditare.
Credo sia una domanda obbligata e piuttosto semplice: è proprio necessario spostarsi SEMPRE in auto?

Dalle mie parti - purtroppo - la gente non pensa e mette in moto.

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Era da tempo che ci pensavo. La questione del dove.
Finalmente l’ ispirazione. All’ improvviso. Come da copione.
Friuli Venezia Giulia e Slovenia.
Forse il giusto mix tra paesaggio, storia, salite, piste ciclabili, buon cibo, vino eccellente, osterie, frasche, gente.

Questa è la prima ipotesi.

L’ itinerario è piuttosto indicativo con Gmaps. Speriamo che arrivi presto anche in Italia la funzione “itinerario per bici”.

Google a parte, le ciclabili che interessano l’ itinerario sono diverse.

Questa è la mappa generale della rete ciclabile friulana.

La prima, da Udine a Cividale. Si tratta della ciclabile A13 del Natisone. Bello pronunciare A TREDICI e non pensare al traffico della Bologna - Padova.

Trovi anche un simpatico racconto a riguardo.

Il secondo tratto porta da Cividale fino al Tarvisio. Il tratto forse più impegnativo. Si deve scavalcare Cima Vrsic. L’ altimetria non lascia scampo all’ immaginazione.
Gran parte del percorso è in terra slovena su ciclabile SLO1

Arrivati a Tarvisio inizia la ciclovia FVG1 Alpeadria. Lungo questa ciclabile si torna in pianura. A Gemona del Friuli.

Si continua sulla FVG3. Tra questa ciclabile e strade a basso traffico arrivo a Conegliano. Ombra di prosecco e poi a casa.

Poco meno di 300 km.

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Ok. Ho appena dedicato un post su come sia positivo frequentare le osterie.

Ok. Mi piace un sacco andare in bici.

Questa notizia però non me l’ aspettavo. Con questa puntualità poi…

Un’ intera osteria che si muove pedalando.

Ovviamente un’ americanata.

Ti siedi sul tuo sgabello, ordini una pinta ed inizi a pedalare.
Se sei fortunato ti mettono alla guida o nei posti sul retro.

Guardala in azione.

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Quando ho visto questa foto, non sapevo se rimanerne meravigliato o imprecare.

Capisco il design. Sempre alla ricerca di qualcosa di geometricamente innovativo.
Capisco l’ uomo. Sempre proiettato al futuro. In cerca di novità.
Promuoviamo il movimento sostenibile, cerchiamo di non inquinare. Ma c’è un limite a tutto.

Come sarebbe girare con una cosa del genere? Una bici a sottiletta. A bandiera.
Giusto per finire per terra alla prima folata di vento.

Sta bene la ricerca del nuovo, ma sempre con un - doveroso - occhio al passato.

Nonostante tutto, anche la bicicletta ha una sua dignità.